Accettare la complessità

I sistemi, l’ambiente e le loro relazioni creano una realtà che le scienze cognitive definiscono complessa.

 

L'intreccio indissolubile della complessità

Etimologicamente il termine complesso (da cum-plector, intrecciare insieme) si distingue dal termine complicato (cum plico: piego più volte) per il suo significato di "intreccio indissolubile", ossia di trama, di rete che non può essere disintrecciata se non alterandone la natura, contrariamente a ciò che è complicato, sul quale si può intervenire attraverso una semplificazione. Per rendere meglio l'idea, possiamo pensare ad un tessuto e ad un gomitolo: quest'ultimo può essere arrotolato e srotolato senza vedere alterata la propria natura, in quanto il filo che lo costituisce è sempre uguale a se stesso, mentre il tessuto, fatto di fili intrecciati, per essere semplificato deve essere snaturato, ossia occorre separare i singoli fili attraverso un processo dal quale non è più possibile tornare indietro. Quindi, mentre il gomitolo è complicato, quindi è semplificabile, il tessuto è complesso, ossia irriducibile.

 

L'oggettività impossibile

E' impossibile rinchiudere le esperienze entro confini puramente oggettivi, in una sorta di cronaca sterilizzata di ciò che è accaduto, in quanto esse passano attraverso filtri soggettivi che le colorano in modo particolare, attribuendo loro sfumature differenti in base al vissuto di ognuno. L’unico sforzo che è concesso è una lettura obiettiva dell’esperienza, in cui si tenti di fotografare la situazione considerando unicamente gli elementi manifesti ed evidenti.

 

La realtà è multidimensionale 

Ne consegue che la realtà non è univocamente determinata, non è un dato assoluto, ma si caratterizza per una intrinseca complessità.

La realtà è complessa in quanto multidimensionale: essa è composta da molteplici dimensioni, quali l’aspetto individuale, quello interpersonale, il contesto e le relazioni tra tutti questi elementi.

 

L'intreccio indissolubile della complessità

La necessità di leggere la complessità in modo totale, senza frazionamenti, crea disagio, confusione e incertezza. Per affrontare situazioni complesse – e quindi per leggere e interpretare qualsiasi esperienza – occorre accettare l’incertezza e procedere attraverso strategie, adottando principi dialogici e non di esclusione. Per il momento non voglio spingermi oltre su questo argomento, cui ho dedicato il paragrafo dal titolo La complessità nella formazione.

 

Affermare che la realtà è un sistema complesso significa collocarla all’interno di due particolari contenitori teorici: la teoria sistemica e quella della complessità.

 

La teoria sistemica, valida per i fenomeni umani in generale, ci suggerisce di affrontare la realtà come insiemi unitari organizzati. Ciò porta importanti conseguenze sul piano della conoscenza, poiché decreta, innanzitutto, l’impossibilità di spiegare i singoli aspetti della realtà singolarmente, isolatamente gli uni dagli altri. Inoltre l’interazione dinamica tra le parti elimina la possibilità di ricercare una causa dei fenomeni che si studiano: il processo non è più dualistico, da una causa a un effetto, ma diviene circolare, in quanto ogni elemento influenza gli altri senza soluzione di continuità. Infine si sottolinea l’importanza del contesto, che contribuisce a definire le relazioni tra gli elementi del sistema.

 

Le leggi che regolano le modalità in cui gli elementi del sistema, e i vari sistemi tra loro si influenzano, sono state studiate dalla cibernetica, l’ “arte del pilota”, che studia il pensiero nel suo essere dinamico, assimilando il processo mentale al processamento di un’informazione, quindi il pensiero alla comunicazione. La cibernetica studia dunque i messaggi e il loro processamento, fino alle operazioni logiche e alle azioni conseguenti.

 

I sistemi, l’ambiente e le loro relazioni creano una realtà che le scienze cognitive definiscono complessa. La realtà che ci circonda è infatti regolata da una grande quantità di fattori interrelati tra loro in modo vario e mutevole; è quindi difficilmente spiegabile, spesso dominata dal caos e dal disordine, a volte incomprensibile. La nostra conoscenza della realtà deve tener conto di queste difficoltà, che emergono ogni qualvolta si tenti di dare una spiegazione del mondo, attraverso le scienze naturali così come attraverso quelle umane e sociali. Non esistono spiegazioni semplici, ed è quasi sempre impossibile prevedere gli effetti dei procedimenti in atto, in quanto l’incertezza, il disordine e la contraddizione intervengono continuamente a modificare una realtà che non può essere posseduta razionalmente.

 

Caso e disordine svolgono un ruolo attivo nell’universo, contribuendo alla costruzione della realtà, ma sono per noi inconoscibili, la loro definizione ci sfugge, tanto da non sapere nemmeno se ciò che ci sembra caso lo sia veramente o sia invece dovuto alla nostra ignoranza. La loro presenza provoca incertezza, che va tollerata come elemento di complessità.

 

Esiste comunque un’organizzazione superiore che ci dice non solo che il tutto non equivale alla somma delle parti, ma che i sistemi possono in ogni momento autoregolarsi per dare origine a risultati imprevedibili, non deducibili dalle premesse. Infatti, non solo il tutto è superiore alla somma delle parti, ma le parti stesse contengono il tutto, in quanto da esso sono influenzate e determinate.

Ciò ci riconduce al ruolo del contesto: è impossibile studiare un elemento isolandolo dal contesto, poiché si stravolge la sua natura autonoma ma dipendente dalle relazioni con gli altri elementi e con l’ambiente.

 

Noi stessi, in quanto elementi, non possiamo porci nell’ottica di semplici osservatori e studiosi del reale, ma dobbiamo riconoscere la presenza della complessità all’interno di noi: mentre la osserviamo essa informa i nostri pensieri e li guida.

La realtà complessa non può pertanto essere affrontata, scomposta, sezionata, analizzata, smembrata secondo processi puramente razionali e scientifici, ma va riconosciuta e accolta nell’esperienza di vita di ognuno anche attraverso l’affettività e l’emozionalità che appartengono a noi come al mondo che cerchiamo di comprendere.



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